Viaggio a Stoccolma, 1996.

Ore 17.50 – Sono seduta, in aereo, e trovo finalmente il tempo di agitarmi in santa pace: santo cielo, sto partendo per la Svezia !

Ecco, l’ho detto. Il sangue mi affluisce al viso e nonostante l’aria condizionata modello nebbia gentilmente fornita da Alitalia, mi sento accaldata. Ho addirittura mal di testa. Il che e’ paradossale se si pensa che sto andando in vacanza …

Oh, ecco che ci apprestiamo a decollare… l’aereo accelera e la sua corsa e’ come una fuga dal quotidiano, dalla realtà. E quando si alza, la sua spinta verso l’alto e’ liberatoria. E fa svanire in un attimo al tensione accumulata fino a questo momento.

Ancora non riesco a credere che sto volando verso la Svezia, e i miei pensieri si rincorrono come le nuvole di questo cielo.

Si , lo so che questa veduta sarà al massimo di Cinisello, pero’ vuoi mettere la differenza, se lo vedi dall’altro ?!

Non faccio in tempo a rispondere a questa difficile domanda esistenziale che vedo sotto di me una notevole distesa d’acqua… ma che fiume e’, mi chiedo?! Aspetta un attimo, guardiamolo meglio… immenso stupore: e’ il lago di Como !!

Chi non ha mai volato non può capire o immaginare cosa si prova in questi momenti. Lo staccarsi da terra, in volo, è per l’uomo un’azione possibile e impossibile al tempo stesso.

Impossibile perché l’uomo non ha in sé fisicamente i mezzi per farlo. Possibile invece perché ha saputo creare una meravigliosa e complicata macchina per volare, ma soprattutto possibile perché la fantasia e l’immaginazione umane possono volare ovunque, incurante dei limiti fisici…

Ed e’ questo che ho pensato nell’attimo del decollo, quando una meravigliosa sensazione di liberazione mi ha fatto finalmente sorridere, estatica, di fronte al miracolo tecnologico e mentale del volo.

 

MERCOLEDI

Alloggio in un ostello, che per la cronaca e’ una nave, il Gustaf af Klint :

 Si trova a Slussen, vicino alla città vecchia. Basta fare cento metri e almeno una decina d’autobus e la metrò mi attendono per portarmi in centro. Ma la prima cosa che faccio stamattina scendendo dal Gustaf e’ prendere un traghetto per Djurgarden, una delle tante isolette dell’archipelago, facente parte di Stoccolma.

Irresistibile, l’odore del mare mi guida su di se’…

 

Il famoso veliero Af Chapman, ora adibito ad ostello.

Questo sole e la temperatura non mi fanno certo venir voglia di rinchiudermi in un museo e con questo pensiero mi avvio verso lo Skansen, il museo all’aperto: una collina che ospita un museo davvero singolare – mostra le attività degli artigiani nei secoli scorsi, dei contadini, ricostruite in dimensioni reali.

Camminando sotto il sole mi ritrovo al Vasa Museet, il museo nel quale e’ conservato il veliero Vasa, costruito dal re Gustaf Adolf nel 1628 e affondato al suo primo viaggio, dopo solo un km !! Il museo e’ semplicemente fantastico, così come il veliero, recuperato dopo trecento anni e minuziosamente restaurato nel corso di ben vent’anni: 

 

Oggi pomeriggio sono stata a vedere la mostra Ori dei vichinghi: uno splendore unico: 

Il tesoro di Timboholm è composto da gioielli che risalgono a prima dell’anno mille, lavorati con un metodo simile a quello usato per le fedi sarde, collari finemente cesellati del peso di ben settecento grammi, per un totale di sette kg d’oro. Così puro, così splendente da sembrare, ai nostri occhi abituati alla bigiotteria, né più ne’ meno come i monili venduti alla Rinascente. Ma a ben guardare, quello che fa di questi monili, alcuni molto semplici, dei veri capolavori, sono proprio i difetti: le superfici non lisce, unitamente ai piccoli dettagli, disegni, incisioni, così ricercati per l’epoca e cosi minuscoli da essere stati fatti – pensano gli studiosi – da bambini…

La maggior parte dei gioielli fu fabbricata nella penisola scandinava, usando monete romane. Tali monete arrivarono in Svezia durante il periodo di migrazione, nel V secolo, mediante i Goti.

In cambio gli scandinavi vendettero ferro, pelli di animali, manufatti, e forse anche schiavi.

Osservate attentamente questi grandiosi collari risalenti al V secolo: 

Venivano probabilmente portati da figure di divinità intagliate nel legno, forse anche da sacerdoti in occasione di riti sacrificali. Furono tutti ritrovati del XIX secolo, quello delle grandi scoperte archeologiche, quando gli aratri robusti penetravano più profondamente nel terreno delle vanghe usate fino ad allora dai contadini. I collari a tre e sette giri vennero alla luce nella regione Vastergotland e quello a cinque giri nell’isola Oland.

Tutti sono ricoperti da decori in filigrana così leggeri ed ariosi che è difficile capire come questi collari pesino da 700gr ad un kg !

 

Dopo ciò, ancora una volta sono andata dove mi ha portata il vento, cioè al parco di Djurgarden. E lì mi sono stesa per un’oretta su una panchina, in riva al mare, pensando al niente, ascoltando il verso dei gabbiani. 

E da lì, sempre guidata dal caso, sul primo autobus verso il centro: sono finita a Stureplan:

    

 questa strana piazza che si anima ogni pomeriggio, per sentire un gruppetto che suonava bella musica davanti ad un negozio di esauriti; risultato: invece che fotografare le pettinature strambe delle sospette modelle ho – ehm – immortalato la gente che passava … !

 

Il paradosso delle vie del centro l'affollata via dello shopping, e, appena giri l'angolo, una via deserta:

Dopo l’ennesimo acquisto a base di dispendiosi oggetti (due magliette, totale 8.000 lire) nella via dello shopping di Stoccolma (vedere qua sotto) sono tornata sul Gustaf a fare una doccia.

E dopo cinque ore, chi trovo ancora in cabina, a fare la medesima cosa che faceva cinque ore prima (cioè leggere) ? Lei, la Nera Donna. o altrimenti detta La Tetra.La chiamo cosi a causa del colore di tutto cio' che possiede e indossa: NERO ! La sua borsa, sempre aperta in mezzo alla cabina, e' piena di roba nera !

Nel frattempo aveva riempito il cestino dei rifiuti con cose del tipo: un guscio d’uovo, riviste, caramelle dalla strana forma… mah !

Mi sono fatta la doccia, la Nera Donna se n’è andata a leggere di sopra, e io me la sono svignata al Tivoli (il parco dei divertimenti): alle 21.30, ora del mio ritorno, l’ho trovata sigillata in cabina che dormiva !!

E quando dico sigillata intendo dire che aveva (sic ! ) chiuso pure l’oblò .

Sento che avrò degli incubi terribili, stanotte.

Mi consola il fatto che stasera ho vinto ben due peluche a forma di alce al Tivoli, di cui uno è davvero bellissimo. Incredibili, questi svedesi: anche gli oggetti che vinci - peraltro facilmente – al luna park sono fatti bene !

 

Dopo aver visto un film poliziesco inglese in lingua originale , sottotitolato in svedese (e aver seguito paradossalmente parte dei dialoghi in svedese, dato il casino che c’era nel salottino), me ne sono andata, piuttosto riluttante, a dormire. E difatti, fra il rollìo insistente e la finlandesona sopra di me che faceva scricchiolare il letto in maniera piuttosto preoccupante c’ho messo un’ora a prender sonno …

 

SABATO

E adesso, mentre lo racconto, sono qua al molo di Stadthusbron che aspetto il traghetto per andare a visitare il castello di Drottingholm… il sole picchia come pochi, ma la visuale di qui e’ fantastica. 

Poco fa ho anche messo i piedi a bagno nella ghiacciata acqua svedese, sotto la Torre.

 

Ahhh, che bella questa arietta, l’odore del mare e questa continua voglia di far niente… Per una come me, abituata ad ottimizzare ogni minuto della giornata, costretta a ritmi pazzeschi a causa del tipo di lavoro, avere la possibilità di dire : "Che faccio ora ? Boh ! Adesso mi siedo su questa panchina e vediamo cosa mi porta il vento." Oppure arrivare qui al molo e dire: "Il primo traghetto che mi ispira sarà quello che prenderò" mi sembra quasi un sogno.

Andare a Drottingholm valeva la pensa già solo per la traversata: 50 minuti di traghetto passati a prua, cioè in prima linea a godermi il mare, il sole e finalmente un po’ di vera Svezia: tratti di costa e isolotti completamente verdi e rigogliosi, e tanti ma tanti bagnanti da farmi venire voglia di tuffarmi dal traghetto per raggiungerli. Domani vengo qua a fare il bagno, se il tempo è bello.

Il castello era al di sotto delle mie aspettative: molto meglio il Palazzo Reale. La sala più bella era la biblioteca. 

 

Il palazzo fu costruito nel 1662 per la regina Dowager Hedvig Eleonora, in stile barocco.

Ah, beh, non dimentichiamoci la stufa donata da Caterina II di Russia ai reali svedesi…. Mi fa sempre un certo effetto vedere oggetti del passato appartenuti a personaggi storici di un certo rilievo e rivedere con la mia immaginazione il momento in cui questa stufa fu donata… Frammenti di storia, del passato , che rimarranno anche miei.

Vista la sgambettata del pomeriggio ho deciso di cenare sulla nave, scegliendo un tipico piatto svedese di nome Pytt i panna cioè un uovo strapazzato e disteso sopra un letto di patate, carne e barbabietola tagliati a dadini. Non male.

Dopo aver visto Terminator II, sempre in inglese, stanca morta me ne sono andata a dormire. Vana illusione, perché di sotto c’era un fracasso apocalittico: il rumore di un motore in funzione e le relative vibrazioni mi hanno convinto in maniera quasi subliminale a rivestirmi e a tornare di nuovo su. Mi sono messa a chiaccherare con il biondo gentile della reception che mi ha fatto passare del tutto il sonno raccontandomi che in realtà viene dal Belgio, che ha lavorato in Svezia per un anno e che fra un mese va a vivere alle Barbados…che sconforto… mentre io in Italia inizierò a mettere la giacca pesante li sarà in spiaggia in bermuda e perennemente abbronzato…

Racconti come questo mi fanno pensare alla provvisorietà della vita e al desiderio di piantar tutto e girare il mondo.

 

DOMENICA

Ieri sera, dopo il racconto del biondo e i rumori dei motori, ci ho messo una vita e mezza ad addormentarmi, col risultato che stamattina per svegliarmi, e soprattutto per connettere, mi ci è voluto ancora di più… 

"Stato di coma alla fermata dell'autobus" 

Motivo per cui, ancora in stato di coma da caffeina, ho preso il primo autobus a caso e sono finita a Hotorget, una piazza in centro in cui c’è sempre il mercato, scoprendo che si era trasformato da Mercato della Frutta e Verdura in Mercato d’Antiquariato e di oggetti usati. Ho acquistato un piccolo candeliere di legno dipinto a mano, un ciondolo e delle schede telefoniche da collezione. Dopo di che sono andata a pranzo al Kungshallen, un insieme di ristoranti di nazionalità diverse, dal giapponese al lappone. Volevo mangiare svedese, ma alla fine mi sono fatta tentare da un piattone orientale con riso, pollo e verdure cinesi, alla modica cifra di 8.000 lire.

Visto che le ginocchia reggevano ho deciso di girare un po’ per il centro, finendo nelle stretta vie di Gamla Stan, la città vecchia, il primo nucleo di Stoccolma: 

       

 Sbucando in una piazzetta, attorno alla statua posta al centro, mi sono trovata di fronte ad uno spettacolo curioso: delle massaggiatrici !! Ognuna di loro aveva un complicato sgabello di legno, all’apparenza molto comodo, su cui stavano seduti i clienti che si sfacevano smanacciare secondo diverse tecniche… questa poi non l’avevo mai vista !!

 

 

 

 

 

 

 

Sono le sei del pomeriggio e mi sto godendo il fresco sul ponte della nave: ogni tanto sbadiglio e mi viene in mente la frase di Alex Drastico: "Penso. E non faccio un ca**o." Serietà a parte, questa atmosfera favorisce la "meditazione", i pensieri vanno e vengono come le nuvole di questo chiaro cielo. E lo sguardo si perde sui tetti delle case, fra le sartìe del Chapman, e nel colore di questo meraviglioso mare…